giovedì 9 aprile 2015

Il 09 Aprile del 2014 ho scritto un post, dove parlavo della WIN spa.

E' passato un anno esatto da allora. Un anno e tante cose, persino un matrimonio, il mio.

Quel post ha ricevuto un totale di 6872 visite e 309 commenti. Un'assoluta eccezione in un blog personale senza alcuna velleità. Sembra strano in effetti, ma nella rete si parla di WIN spa solo qui e nel blog "l'ultimo camerlengo".
Tutti gli altri link sono siti farlocchi che fanno pubblicità di bassa qualità a questo servizio e non offrono la possibilità di commentare.

Un po' di cose che sono emerse in quegli oltre 300 commenti:

1. La WIN spa è ancora viva e continua ad operare.
2. Alcune cose sono cambiate e l'offerta è un po' meno conveniente rispetto a prima. Ad esempio è prevista una fee di ingresso obbligatoria, hanno tolto gli sconti sui carburanti e altri servizi di prima necessità.
3. Sembra che il bilancio presenti un po' di problemi.
4. E' stato ammesso che il servizio è tutt'altro che gratuito per gli esercenti. Sono loro a pagare il servizio in cambio di pubblicità (di nuovo: di dubbia qualità) all'interno del circuito. Inoltre ricevono l'accredito per i servizi resi ai clienti WIN dopo 90 giorni, che in tempi di crisi economica non sono proprio una bazzecola.
5. Sono molti gli scettici e molti accusano il servizio di truffa. Si tratta di segnalazioni anonime quindi lasciano il tempo che trovano ma il fatto che siano così numerose fa comunque pensare.
6. I pochi entusiasti del servizio offerto dalla WIN spa non sono sembrati in grado di affrontare un dialogo costruttivo e di rispondere alle pur lecite domande sul funzionamento della società.

Mi trovo costretto a ribadire la mia estraneità alle accuse di truffa, ma certamente i sospetti su questo tipo di società sono molti.
La WIN spa non è la prima ad operare in un modo poco chiaro, né sarà l'ultima.
Ad esempio nei giorni scorsi sono stato invitato a partecipare alla presentazione di un'altra società: la Vantage Group (ma tutte io le becco? boh, pare di sì, avrò una faccia da allocco)

La società si presenta con questi termini: "un network di alta qualità", "una fantastica opportunità per segnare la differenza nella rivoluzionaria idea del network marketing", "partecipa anche tu per rendere possibile la tua libertà economica" (tutte frasi reperibili sul loro scarno sito internet)

Non suona vagamente familiare?

Beh fatto sta che l'idea rivoluzionaria della Vantage Group che mi è stata proposta è quella di comprare un'auto pagando solo 290€. Assicurazione e benzina INCLUSE per 5 anni. E non parliamo di macchine vecchie o usate, ma di Smart, Micra e svariate altre auto fresche di concessionario. L'idea sottostante questa sensazionale offerta è che il resto delle rate della macchina le pagherebbe la stessa Vantage Group a patto che si accetti di avere una macchina tappezzata di pubblicità.
Un'offerta senza dubbio allettante con la crisi che c'è in giro.

Purtroppo non so dirvi di più perché la mia mogliettina mi ha vietato di partecipare al meeting di presentazione ("ma se pensi sia una truffa, perché ci vuoi andare? che razza di malattia hai?"). Va comunque da sé che una simile iniziativa mi ha ricordato ancor di più lo schema Ponzi e le truffe vecchio stile (roba proprio ante-web).
Inoltre su facebook sono presenti un po' di foto di questi convegni della Vantage Group e i commenti entusiasti degli aderenti. Avete presente i commenti "standard" dei win maker? ("sensazionale", "finalmente mi sento libero", "la win mi ha cambiato la vita" blablabla)
Ecco: la stessa roba.

Chissà perché mi puzza di bruciato.

mercoledì 1 aprile 2015

Ho ritrovato questo articolo che avevo scritto un anno fa, quando andai a vedere per la prima volta una lezione di Franco Nembrini sulla Divina Commedia.
Lo pubblico ora, tanto è sempre attuale.


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A me uno che riceve la critica di "proporre una lettura eccessivamente cristiana della Divina Commedia", sta simpatico di default. Sono un cazzo di snob, uno di quei principini so-tutto-io con la puzza sotto al naso, quindi è naturale per me provare una speciale empatia verso chi si ritrova vittima di preconcetti così scemi.
Insomma, la prima volta che l'ho incontrato ammetto che partivo ben predisposto. Anche perché aveva la fama di essere "quello che ha insegnato la Divina Commedia a Benigni", e vuoi mettere? Una cosa così, ai principini so-tutto-io, non può che mandarli in brodo di giuggiole. Vedere cosa c'è dietro, scoprire il trucco, sai che fico poi da raccontare in giro?

E insomma sono andato a San Bernardo da Chiaravalle a sentire la lectio magistralis di Franco Nembrini su Dante e sulla Divina Commedia, pure se avevo un'oretta scarsa a disposizione per via di alcuni impegni pregressi.
In un teatro parrocchiale stipato all'inverosimile (4-500 persone, credo) Franco si è seduto in cattedra ed ha iniziato a parlare.

La prima cosa da dire è che alla fine, della Divina Commedia, non ha letto nemmeno una riga. Ha fatto invece un excursus di un'ora e mezza abbondante sulla vita di Dante, sull'epoca in cui ha vissuto, sul Dolce Stil Novo. E poi ha concluso spiegando la genesi della Divina Commedia, cosa significhino per Dante quelle stelle che chiudono l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, e come siano strettamente collegate con il desiderio (de-sidera).
Sono rimasto a bocca aperta dall'inizio alla fine, inchiodato alla sedia. Poche volte in vita mia ho sentito parole così forti e illuminanti come quelle sull'importanza salvifica che hanno i nostri desideri nel più grande piano della salvezza eterna. Ha letteralmente ribaltato la prospettiva, facendoci vedere come la discesa all'Inferno di Dante non sia altro che un viaggio di sola salita, da una parte del mondo all'altra, fino al Purgatorio e poi al Paradiso. Mi ha rivoltato come un calzino quando ci ha fatto vedere (ma sarebbe meglio dire "mi ha fatto vedere") come il viaggio di Dante verso il Purgatorio sia stato fatto in un altro modo da un personaggio che è il mio preferito della storia universale della letteratura: Ulisse.
Con una differenza sostanziale: che il viaggio di Ulisse è stato fatto aggirando il problema della discesa agli Inferi, che è sempre un affare un po' scomodo.
E non è certo un caso che il suo viaggio termini con un naufragio, perché a questo porta la superficialità dei viaggi di chi vuole conoscere tutto meno che sé stessi.

(apro una piccola parentesi: l'unico telefilm che io abbia mai seguito ed amato è stato Lost, che pure con Ulisse ha molto a che vedere, in particolare nel personaggio di Desmond, il mio preferito)

Non so bene come abbia fatto, ma all'uscita dalla lezione mi è sembrato di essere, per la prima volta, un po' più chiaro a me stesso. E una cosa del genere non puoi chiederla ad un normale professore, andrebbe chiesta ad altri, a Dio magari. O più propriamente, non si può chiedere ma si può accogliere, come un dono.

Mi aspettavo una bella lezione, e ho ricevuto invece in dono una delle più belle catechesi che abbia ascoltato, arricchita dell'esperienza di Nembrini come uomo e come professore.
Ovviamente ho fatto tardi all'appuntamento che avevo.
In compenso mi sono comprato il cofanetto con tutti i dvd delle sue lezioni su Dante, oltre ai biglietti per tutti i prossimi incontri.

sabato 4 ottobre 2014

Erano gli ultimi istanti di quella
che da allora in poi
avrebbe chiamato
la sua vita precedente.




Vado a sposare Arianna.
Ciao.

sabato 30 agosto 2014

Appendice C
Tappa della solitudine

Una volta tornati a Roma, ho chiesto a Marco di raccontarci come fosse andato il suo viaggio in solitaria da Samos a Sarria.
Quella che segue è la sbobinatura di tale racconto.

Alle 2.30 apro gli occhi, mi giro e vedo che al mio fianco non c'era mio fratello, dall'altra parte non c'era l'altro mio fratello. Vabbé no, così fa schifo.
Partiamo dalle 6.
Dopo aver parlato con Francesco sulle problematiche di Paolo decido di avviarmi per la tappa successiva da solo mentre loro mi avrebbero raggiunto in taxi. Raccolgo la borsa e gli scarponi e mi avvio in solitudine. Dopo 500 metri di strada asfaltata inizia un sentiero buio e avvolto dalla nebbia. Mi accorgo di essere seguito da un inglese e uno spagnolo che parlavano solo la loro lingua. Porca miseria, nessuna tedesca!
Dopo aver percorso 6/7 kilometri in silenzio - già è tanto se parlo italiano! - finalmente arriva la luce del giorno e posso aumentare il passo lasciandoli indietro. Durante il sentiero incrocio un cancello: un cane si avvicina ringhiando ed io, facendo un elegante gesto dell'ombrello, proseguo dritto.
30 secondi dopo trovo un altro cancello, aperto, con due cani che si avvicinano minacciosi. Tra me e me penso all'utilità di quel fantastico bastone comprato 2 giorni prima ma lasciato inavvertitamente al rifugio. Scelgo la via diplomatica. Come un novello San Francesco dialogo con le bestie che si tranquillizzano e mi lasciano continuare il mio solitario cammino. Incrocio un cartello con la fauna del bosco che sto attraversando. Tra gli animali indicati ne spiccano due: lupi e cinghiali. Ripenso al dialogo fatto con Francesco il giorno precedente: "Francé, ma c'è mai morto qualcuno nel Cammino di Santiago?", "Sì, per calamità naturali". Oh cazzo!
Finalmente, dopo una mezz'ora di panico, intravedo la città e mi accorgo di essere in anticipo di due ore rispetto al nostro appuntamento. Provo a chiamare i miei fratelli ma il cellulare misteriosamente non funziona. Decido di aspettarli davanti all'ospedale ma mi accorgo che nel mese di agosto è chiuso (come un cretino avevo sbagliato reparto!)
Vedo una cabina telefonica e decido di chiamarli da lì, ma non riesco a farla funzionare e desolato cammino nella città cercando un punto di ristoro. Finalmente la brillante soluzione: mi collego via wifi a whatsapp e riesco a comunicare coi miei fratelli. Dopo aver mangiato un ottimo panino al bacon accompagnato da uno zumo de naranja (succo d'arancia) (tante grazie cafeteria central!) e dopo essere riuscito a ricaricare il cellulare riesco a raggiungere il reparto dove si trovano i miei fratelli.
Dopo questa avventura mi viene da ripensare alle parole del tizio che ci ha dato le credenziali del pellegrino: "il miglior numero per fare il cammino di Santiago è un numero dispari inferiore a tre".
......che gran cazzata!!
Appendice B

Un elenco di persone/personaggi che, purtroppo, dimenticheremo:

- Il tizio delle credenziali
- Il vecchio che ha preso e se n'è andato dalla fila al bancone Vueling
- La serial killer con il padre
- Il tizio della vueling (che ha risposto alla serial killer con un tono decisamente troppo gaio "sono disgustato da una persona come lei")
- L'angelo cocainomane
- I due pellegrini barboni
- L'hospedalero inquietante di Pereje
- La ragazza di Vicenza che si è fatta tutto il Cammino dall'inizio (e ha dichiarato l'ultimo percorso "una gran cazzata" mentre noi ancora ansimavamo sul letto)
- La lesbicona cicciona (ma cattolica!)
- L'avvocato marchigiano
- La coppia pigra di Livorno ("no vabbè, noi ci alziamo con calma, alle 9.30, 10.00...non ci corre dietro nessuno")
- La donna inglese bionda a cui Paolo a tirato una mela durante la cena
- La barese estetista
- Il gruppo con le magliette uguali ("los pies no son del cuerpo") con la signora nudista (puoi immaginare un risveglio più traumatico?)
- Le tedesche (!)
- Il prete brasiliano che ci ha dato una penitenza che non faremo
- Il tizio di Verona che ci incitava a proseguire oltre Santiago ("non potete perdervi Finisterre...è magica cazzo!")
Appendice A

Tappa 6
Lloret de Mar





SODOMA


E

GOMORRA














Quest'estate mi sono sbagliato.
Tappa 5
Sarria --> Barcellona (passando per Lugo, Logroño, Lloret)

A Sarria prendiamo una stanza in un hotel per passare decentemente la notte. Ormai c'è un solo imperativo: bring the boys back home!
Il prima possibile, vivi e con tutte le dita dei piedi, se possibile. Il problema è solo capire come fare.
Abbiamo un biglietto del treno che si può cambiare, ma non ci sono treni a disposizione. Autobus: manco a parlarne.
"Provate ad andare a Lugo in pullman. Da lì troverete sicuramente qualcosa, un treno o un pullman."

E vabbé, proviamo. Arriviamo a Lugo all'ora di pranzo, in tempo per scoprire che no, non ci sono né treni né pullman disponibili. L'unica soluzione che ci resta è l'Avis. Viaggio in macchina Lugo-Barcellona, mille chilometri da macinare il prima possibile.
Ci fermiamo a Logroño per la notte.
Il giorno dopo - con una stupidissima multa da 100 euro sul groppone, fottuta guardia civil - arriviamo all'ora di pranzo a Barcellona dove incontriamo Marco e Flavio, turisti dispersi di un'estate sbagliata.

(Ecco cosa: quando racconterò a qualcuno cosa ho fatto nell'estate 2013 dirò proprio così: "mi sono sbagliato")

Proviamo a cambiare il biglietto di ritorno a Roma. Proibitivo: costa 500 euro. Prendiamo i biglietti per il giorno dopo, che costano un terzo. Va bene la fretta ma abbiamo già buttato troppi soldi negli ultimi giorni, la mia carta di credito invoca pietà (e meno male che il cammino di Santiago è super-economico!).

A questo punto resta solo una cosa da fare: dirigersi a Lloret de mar per una notte da sballo assieme ad Alessandro e Daniele. Io, Marco e Flavio prendiamo un appartamento per 4 giorni dove ospitiamo i miei fratelli per la loro ultima notte spagnola.
Il giorno dopo li accompagniamo all'aeroporto, e finisce tutto così, semplicemente.

Un cammino di Santiago senza Santiago in un'estate sbagliata senza capo né coda.

Sarà per un'altra volta.
Tappa 4
Samos --> Ambulatorio di Sarria
Tappa del dolore

La porta si sta per chiudere, sono le 21.45.
Gli orari sono rigidi al monastero di Samos.
E' Marco ad accorgersi che qualcosa non va. "Francè, chiama quel tizio, Paolo sta troppo male"
Mi accorgo solo in quel momento che sta soffrendo in maniera esagerata. Appena sfiora il mignolo del piede sinistro, dove c'è evidentemente una bolla d'acqua infettata, quasi piange dal dolore.

Erano giorni che camminava con quella infezione al piede, sempre più dolorosa. Soffriva in silenzio perché non voleva che interrompessimo il cammino per lui.
Questa è vera nobiltà d'animo.

L'ospedalero conferma i sospetti, aiutato da un altro pellegrino, un medico portoghese: c'è una brutta infezione, conviene farsi vedere in un ospedale. Ce n'è uno a Sarria, la prossima tappa. Ci andiamo in taxi la sera stessa, io e Paolo, mentre Marco resta a dormire.

Il centro medico di Sarria è vuoto. Fanno adagiare Paolo su un lettino, poi lo torturano con incisioni, spremiture di pus e iniezioni varie. Non l'ho mai visto soffrire così tanto, ma resta sdraiato su quel lettino stringendo denti e pugni.
Poi ci spiegano: è stata tutta colpa del compeed. Quando si fa il cammino non lo si deve lasciare sulla vescica per troppo tempo sennò questa non respira e si peggiora la situazione. Può capitare, non è così raro. Peccato averlo saputo solo ora.

La prognosi è negativa: Paolo non può continuare il cammino. 15 giorni completamente fermo, antibiotici e antidolorifici sono necessari. L'infermiera non lo dice esplicitamente ma è preoccupata.

"Se vedete che il dito diventa nero, tornate di corsa qui". In pratica: si rischia l'amputazione.

Torniamo al monastero di Samos solo per la notte. Il giorno dopo di nuovo in taxi fino a Sarria con tutte le nostre cose mentre Marco va a piedi, ultima tappa del suo cammino.
Tappa 3
O Cebreiro --> Samos
Tappa dell'Amore

Usciamo dall'albergo che sono le 6.15. Siamo in piena montagna, è notte, ci sono le stelle sopra di noi. Il buio è totale, ci muoviamo alla luce dell'iphone usato come torcia.
Quasi non ci accorgiamo dei due spagnoli dietro di noi. Camminiamo parlando tra noi della ragazza vista il giorno prima nell'ostello. Viaggia assieme ad un'altra ragazza bionda ed è tedesca, anche se i lineamenti ed i capelli castani la rendono molto più mediterranea.
Deve fare la modella, non ci sono altre spiegazioni.

Mentre stiamo ancora parlando le vediamo nel buio pesto, come un miraggio davanti a noi. Naturalmente non rispondono al nostro augurio di "Buen Camino". Per fortuna poco dopo troviamo una statua di un pellegrino e ci chiedono di scattare loro una foto - meglio di niente, è sempre un primo aggancio.
Il panorama è mozzafiato, non solo per la tedesca ma per le nuvole che dall'alto dei 1300 metri di O Cebreiro coprono tutte le vallate sotto di noi.

Stiamo camminando sopra il cielo, di notte, attendendo l'alba.

E poi certo c'è la tedesca che è proprio niente male. Dopo averla persa di vista la ritroviamo e riusciamo a chiederle due cose. E' di Norimberga. Viva Norimberga.
E finirà il cammino il 16 agosto, come noi.

La perdiamo di vista di nuovo, stavolta per sempre, e dopo un po' arriviamo a Triacastela.
Non è nemmeno mezzogiorno, abbiamo già macinato 22 km e siamo freschissimi.

Pranziamo e decidiamo di ripartire. "Mancano solo 10 km a Samos, avvantaggiamoci un po'".
A noi è l'ottimismo che ci frega, ora è chiaro.

Le ore successive sono le più dure di tutto il viaggio. Marco prende il via, io e Paolo soffriamo evidentemente ma non molliamo. Attraversiamo un bosco meraviglioso, ma il dolore è troppo per gustare le meraviglie del paesaggio. Giungiamo in qualche modo al monastero di Samos. Dopo una visita, la Messa e una cena spartana andiamo a letto.

Ancora non sappiamo che sta per iniziare una delle ultime tappe del nostro Cammino. La più dura.
Tappa 2
Pereje --> O Cebreiro

Non so come abbiamo fatto. Dico davvero.
Siamo solo al secondo giorno, le gambe mi dicono che ne sono passati 100.
Abbiamo comprato 3 bastoni con 3 conchiglie del pellegrino. Ora siamo perfetti: ci servono solo due gambe nuove a testa.
E pensare che fino a Las Herrerias ci era sembrato quasi facile. Da lì è iniziata una salita ripidissima ed infinita. Il ginocchio destro e il piede sinistro mi hanno abbandonato. Per fortuna abbiamo conosciuto una ragazza pugliese che ci ha consolato: ci ha detto che la discesa di domani sarà molto peggio.
Comunque ce l'abbiamo fatta, siamo qui, in una camerata con altre 100 persone. C'è un ragazzo di Ancona che ci prova spudoratamente con la pugliese, la segue ovunque. Porello, non gliela darà ci starà mai.

Finalmente siamo riusciti a confessarci con un fraticello brasiliano (credo). Siamo anche andati a Messa dove abbiamo ritrovato due pellegrini conosciuto alla stazione di Ponferrada. Alla fine i pellegrini sono tanti ma sempre gli stessi, arrivati a Santiago li avremo conosciuti tutti.

"Peccato che finite il cammino in 9 giorni. A partire dal decimo comincia il bello: inizi a non ricordarti più chi sei e cosa stai facendo."

Eh già. Peccato.




Note a margine:

Francesco, Marco e Paolo si sono innamorati della stessa ragazza.
Tappa 1 
Ponferrada --> Pereje

Il primo timbro è del centro informazioni alla stazione degli autobus. Partiamo da lì. Anzi no: c'è un decathlon a pochi metri, prima passiamo lì a fare rifornimento.
Sulla strada svariati pellegrini, molti in bicicletta (facile così).
I primi 10 km passano in fretta.
I secondi 10 no.
Paolo inizia a recitare rosari e ad intonare canti pur di trovare qualche motivazione. Si cerca un prete per confessarci: manco l'ombra.
Arriviamo a Villafranca del Bierzo (23 kilometri) distrutti, verso le 3 del pomeriggio. Prendiamo un succo d'arancia e ripartiamo: domani dovremmo fare 30 km, se riusciamo ad anticipare è meglio.
Che cazzata.
Facciamo 5,5 km trascinandoci. Arriviamo al rifugio, ci sdraiamo su dei materassi adagiati a terra e ci rendiamo conto che non possiamo muoverci.
Domani sarà durissima.

Laviamo i panni con acqua e sapone: Paolo alle prese col sapone di marsiglia è meglio di Totò e Peppino.
Io rimorchio il gestore dell'ostello, un tipo inquietante, probabilmente gay che millanta oscure conoscenze vaticane più potenti dei vari cardinali e che sarebbero seconde solo al Papa.
Ma tanto gente normale non la incontreremo in questo viaggio.
Fa buio tardissimo, speriamo di dormire un po' che domani ci si sveglia alle 5.30.
E poi, si sale.




Note a margine (scritte il giorno successivo):

1. Il tizio inquietante di ieri aveva preso i nostri documenti. Sa dove abitiamo. AIUTO.
2. Non andavamo a dormire alle 22.00 da quando avevamo 10 anni, dopo la posta di Sonia.
3. "Magari ci rivedremo ancora. Chissà. Forse tra 5000 anni. O forse no. O sì, o no. Il no ce l'abbiamo, vediamo per il sì". AIUTO.
Tappa 0

Non è stata colpa di quella ragazza. Lei ha avuto solo il compito ingrato di riportare una notizia: c'è un problema operativo, il volo ha subito una riduzione di capacità. Non c'è posto per voi sull'aereo.

Siamo in tanti ad essere nella stessa situazione, ordinatamente in fila verso il bancone Vueling in cerca di una soluzione. Con noi c'è un signore, sembra matto, parla tra sé e sé ripetendo "non è possibile, è uno scandalo, non è possibile".
Invece è possibile.
Resiste la prima mezz'ora, forse tre quarti d'ora, poi, quando è quasi il suo turno si gira, prende la sua valigia e se ne va. Sì, è matto.
Ma non è il solo: davanti a noi c'è una ragazza, si gira, ci guarda, ha lo sguardo da serial killer. Un lieve strabismo ed una calma piatta nella voce mentre dichiara al ragazzo del bancone Vueling "ho registrato questa conversazione con il cellulare, è nei miei diritti", così, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Magari lo è davvero, una serial killer. Forse deve andare a Barcellona per incontrarsi con i suoi amici serial killer. O forse deve far saltare in aria la Sagrada Familia. Possibile che nessuno si sia accorto del pericolo? Forse qualcuno l'ha fatto, deve essere per questo che spuntano tre poliziotti a calmare le acque, mentre la serial killer continua a reclamare i propri diritti, elencandoli con precisione chirurgica.
"Sei un avvocato, vero?"
"No, architetto".
Sicuramente voleva dire: no, serial killer.
(Poi io c'ho brutti ricordi con gli architetti o gli aspiranti tali: preferisco i serial killer.)

La situazione si fa critica, fino a che compare LEI.
A me ricorda Martina Colombari. Paolo dice che è piuttosto un angelo cocainomane.
In effetti realizzo in fretta che tutte le belle ragazze, per me, assomigliano un po' alla Colombari e finisco col concordare con Paolo.
Il nostro angelo cocainomane si fa in quattro per noi, ci propone diverse soluzioni tutte poco praticabili. Poi si illumina: "Ragazzi, faccio una mandrakata! Vi mando a Parigi!"
Ok, per carità, meglio di niente, ma noi stasera abbiamo un pullman da Barcellona. Se lo perdiamo salta tutto il viaggio, non ce ne sono altri.
"Ma tranquilli, c'è il diretto Parigi-Barcellona in giornata....arrivate in tempo per il pullman...anche se...c'è un problema, non me lo fa prenotare!"
La guardiamo, fa tutto da sola, si illumina di nuovo: "Un'altra mandrakata! Venite!"
La seguiamo fino ad un gate, entra, parla col pilota. Capiamo in fretta: vuole farci viaggiare nella cabina del pilota. Sì, evidentemente si droga. Peccato che anche la seconda mandrakata non riesca, siamo al punto di prima.
"C'è ancora un'ultima opzione: prendete un volo iberia, fate scalo a Madrid e poi arrivate a Barcellona. Un attimo che controllo....sì, finalmente siete fortunati, c'è posto! Arrivate alle 5, avete tutto il tempo di prendere il vostro pullman. E visto che arrivate con tanto ritardo, vi spettano 250 euro a testa di rimborso. Grazie per aver scelto Vueling".





Questa storia ha tante morali:
1. In questo paese tocca sempre alzare la voce per farsi ascoltare. La serial killer infatti è riuscita ad imbarcarsi sul volo delle 10.
2. Il pellegrino deve avere un cuore aperto ed accogliere, non pretendere. Molto volentieri accogliamo i 250 euro come un regalo di inizio pellegrinaggio. E pensare che ci credevamo sfigati.
3. Alla vueling si drogano. Però sono gentili.


Note a margine:
- Francesco ha dimenticato il poncho a casa e non si è fatto la barba
- Marco ha paura dell'aereo ma fa bene: i decolli e gli atterraggi a Madrid sono tra le cose più spaventose del mondo.

venerdì 29 agosto 2014

Lo so, sembra strano, ma anche in questo tempo così pieno capitano le serate in cui stai in piedi perché devi aspettare che tua sorella torni a casa, e quindi hai tempo di fare cose che ti eri ripromesso di fare da anni. Cose apparentemente inutili ma che vanno fatte, prima o poi.
Tipo raccontare su un blog cosa ho fatto d'estate.

Ma non l'estate questa, 2014. Quella prima. Estate 2013.

E' tutto già scritto, in realtà, su una guida/taccuino di viaggio. Tocca solo riportarlo in bella copia.


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Tappa -1

"Sì, dunque, per l'offerta....ecco...non so....possono andare bene 20 euro a testa? Quindi in totale 60?"

"SESSANTA? Ma questa è una SUPER-OFFERTA! La gente spesso non lascia nulla, sa come sono le persone...a volte lasciano 50 centesimi...e a volte capitano quelli come voi che lasciano SESSANTAEURO!"

"....doh!"

"Beh, che altro dire? Grazie mille e...BUON CAMMINO, BUON CAMMINO, BUON CAMMINO!"

mercoledì 9 aprile 2014

Ho deciso di fare un'eccezione. Per una volta in questo blog non tratterò di un tema riguardante strettamente la fantastica vita di fraenk e il suo mondo immaginario. Questo post potrebbe essere letto da ignari viandanti del web alla ricerca di chiarimenti, perché oggi parlerò di Win Fidelity e della Win SPA.
Questi due nomi (assieme ad altri tipo Win Maker, Win Point, Win 4 shop...insomma, la fantasia non abbonda da queste parti) dicevo, questi due nomi mi erano totalmente sconosciuti fino ad un paio di settimane fa.

Succede che la mia ragazza viene invitata da un suo conoscente ad assistere ad una presentazione allo Sheraton di Roma per un lavoro "interessante, divertente, poco impegnativo e che promette grossi guadagni". Già questa frase era bastata a far sentire puzza di bruciato lontano svariati chilometri ed il tutto ricordava ovviamente il classico schema Ponzi. Però abbiamo deciso di andare a vedere lo stesso di che si trattava, per concedere il beneficio del dubbio e per vedere come veniva presentata questa "novità assoluta nell'ambito del marketing".
L'ideatore di questo "sistema rivoluzionario" è un certo Fulvio Rinaldi, noto alle cronache per aver ideato il sistema "Your Store", una sorta di commercio elettronico basato su una carta visa ricaricabile. Questo giocattolino, dopo alcuni anni di onorata attività iniziò a mostrare alcune crepe. Gli esercenti non venivano pagati dalla società, i soldi non arrivavano, cose così. Se ne parlò a "mi manda raitre", fino a che il baraccone non venne fermato dalla legge.
Dopo 6 anni il colpo di scena: il buon Fulvio è stato prosciolto dalle accuse che lo riguardavano con tanto di scuse. Il sistema da lui inventato "produceva vantaggi per tutti", questo ha affermato il giudice che lo ha prosciolto. Insomma: Fulvio aveva inventato una magica pietra filosofale in grado di arricchire tutti. Peccato averlo tenuto fermo per 6 anni.
Ora, con una tenacia invidiabile ed eroica (direi quasi sospetta), scottato ma non abbattuto dal fallimento del suo primo progetto, Fulvio tenta il riscatto con questo Win fidelity. Un sistema "totalmente nuovo e innovativo". Beh non proprio in realtà: si tratta della riproposizione di your store, leggermente riadattata alle nuove tecnologie (che fico, mò ce sta la app da scaricà).

Come funziona Win Fidelity? E' presto detto: ci si registra al sito internet con nome, cognome ed un'e-mail (basta quella). Si comprano online con la propria carta di credito dei punti. Poniamo: 100 punti dal valore di 100 euro. Già qui avviene il primo miracolo: anziché 100 punti ne vengono accreditati 105, a patto che si veda un piccolo spot di 10 secondi. Anziché chiamarlo spot lo chiamano WAM, perché fa più fico, ma il concetto è lo stesso. Quindi 10 secondi del nostro tempo vengono valutati ben 5 euro. Mica male.
Bene: cosa ci si fa con 100 - anzi, 105! - punti? Semplice: si comprano beni e servizi, in tutti i Win Point, ovvero negozi, benzinai, farmacie, ristoranti, chi più ne ha più ne metta. Ovviamente solo nei negozi aderenti al circuito, ma sono un discreto numero e - ovviamente - in continuo aumento. Naturalmente i negozianti, per aderire al circuito, non devono pagare neanche un euro. Devono solo accettare i pagamenti in punti attraverso il sistema WIN e poi tali punti saranno convertiti in euro dalla stessa WIN SPA.
Se la storia finisse qui non ci sarebbe in realtà nulla di "straordinariamente innovativo", a parte l'essere pagati così tanto solo per vedere uno spot. Ma il circuito Win è diverso, è "un sogno fatto realtà" (come amano ripetere alla nausea i promoter, con una serie di frasi preconfezionate che i baci perugina gli fanno un baffo). Avviene quindi un secondo miracolo: comprando i beni/servizi con i punti Win si ottiene un'autoricarica di una percentuale variabile (dal 5% al 40%) dell'importo speso.
(piccolo inciso: è esattamente quello che avveniva con la carta blu di your store, con le stesse percentuali variabili)

Beh, che dire....WOW!

Anche un fesso capirebbe che è davvero un sistema vantaggiosissimo. Basta trovare un benzinaio aderente al circuito, caricare 100 euro nel sistema e successivamente fare sempre benzina lì. Se avessi culo, con un'autoricarica al 40% farei 145 euro (100 + 40% + 5 di bonus) di benzina pagandoli 100.

Mi ripeto: WOW!!

Ma com'è possibile questo sogno?

E qui la presentazione prende una piega diversa. Scopriamo così che non siamo finiti nell'hotel per registrarci al win club e avere tutti questi vantaggi vantaggiosissimi. Cioè, anche, sì, quello è scontato, ma non solo.
In realtà, i più fortunati di noi anziché risparmiare potranno proprio guadagnare da questo sistema, come fosse un secondo lavoro. In che modo? Diventando Win Maker! Il Win Maker altro non è che un promoter (ma chiamarlo Win Maker fa più fico), insomma uno che convince altre persone ad aderire al circuito. Che ci guadagna? Semplice: per ogni transazione eseguita dalle persone che lui ha convinto ad aderire, guadagna una certa percentuale. Non solo, se queste persone diventano a loro volta Win Maker e pubblicizzano il prodotto, il primo win maker guadagnerà dei soldi anche dai sotto aderenti. E così via, all'infinito. Notate: stavolta si tratta proprio di soldi veri, non di punti win. Per dirla in termini più tecnici: Multi-Level Marketing, che non è di per sé una cosa sbagliata, negativa o truffaldina. Ma può diventarlo, se il prodotto che si vende non è altro che uno strano giro di soldi.
Naturalmente non tutti possono diventare Win Maker, solo quelli che rispettano alcuni requisiti precisi che non ci sono stati elencati ma che posso inventare sul momento e sono sicuro di prenderci: per essere Win Maker bisogna essere tenaci, desiderosi di cambiare le cose, coraggiosi, avere spirito di iniziativa e soprattutto avere un sogno e la voglia di realizzarlo.
Ok, digressioni poetiche a parte, capite bene che le possibilità di guadagno sono illimitate.

Oddio, veramente un limite ci sarebbe: si smette di guadagnare quando il castello crolla.
E ci sarà bisogno di alcuni giudici cattivi cattivi per far crollare questo sistema? Non mi sembra.

Qui mi fermo un secondo e faccio una premessa: con le seguenti righe non sto accusando Fulvio Rinaldi di aver messo in piedi un sistema truffaldino che violi la legge 173. Sarei passibile di denuncia per diffamazione in tal caso.
Affermo però con convinzione quanto segue: da che mondo è mondo, nulla si crea e nulla si distrugge, men che meno il denaro (a meno che non sei una nazione con moneta propria, ma questo è un altro discorso).
Quindi appare evidente che un sistema del genere, per come è stato presentato, NON è autosostenibile. Facciamo un esempio banale, quello di prima, della benzina. Io immetto 100 euro nel circuito che vanno a finire nelle tasche del benzinaio passando attraverso la Win SPA eppure magicamente ho generato 45 punti/euro per me, oltre ad una serie di euro sonanti per il win maker ed i win maker sopra di lui. Da dove vengono questi soldi, se né io né i win point, né i win maker cacciamo un euro in più di quelli già citati? La risposta credo sia molto semplice: dai nuovi affiliati. Un sistema del genere  - ripeto: per come ci è stato presentato - si regge solo fin tanto che ci sono persone nuove che ci buttano dentro denaro, allargando sempre di più la piramide. Ma prima o poi (un anno? due? facciamo tre?) il sistema crollerà, lasciando diverse persone in mutande.

Ho fatto presente questo dubbio al mio Win maker che mi ha risposto: sei troppo pessimista, prima o poi il mondo finirà, che fai allora, non vivi? Risparmio ulteriori commenti a riguardo.

Con quanto detto credo di aver fatto capire il mio pensiero. Nel dubbio di entrare a far parte di un sistema che lucrerà sui risparmi di migliaia di persone preferisco starne fuori e guadagnarmi il mio stipendio con un lavoro vero. Per questo motivo non diventerò mai un Win Maker e nemmeno mi registrerò al Win Club.

Altre considerazioni sparse.
1. Durante la presentazione ci è stato detto che la Win SPA è diventata "materia universitaria", il che mi ha fatto un po' sorridere. Sul sito in realtà si limitano a dire che "il WAM è entrato nel mondo universitario", perché le università di Tor Vergata e del Molise avrebbero chiesto a Win SPA di fare un workshop sul loro "innovativo sistema di marketing". Ho scritto ad alcuni dei professori citati negli articoli. Solo uno di loro mi ha risposto dicendomi in sostanza: non ho mai sentito nominare la win spa, l'unica cosa possibile è che si sia trattato di un seminario organizzato su richiesta dell'azienda (che è un po' diverso da dire che la Win SPA è diventata materia universitaria). E comunque anche qui la vicenda puzza. E la dice lunga sullo stato del sistema universitario italiano: se la Win SPA si rivelerà essere un sistema fallimentare, di striscio anche la credibilità di un'università importante come quella di Tor Vergata potrà essere intaccata.

2. Mentre uscivamo dall'albergo, comunque divertiti per l'esperienza fatta, siamo incappati in una scena tristissima. Un uomo di una quarantina d'anni, piuttosto grosso, sudato, balbettante, si giustificava davanti al suo "capo" (il suo win maker, suppongo, un ragazzino di una ventina d'anni, massimo venticinque) sul perché gli fosse sfuggito un potenziale cliente. La sua faccia umiliata ed in difficoltà mentre spiegava che "non era colpa sua, quello non era interessato, ci ha provato ma non è andata" me la ricorderò a lungo. Mi ha fatto una pena immensa. E' solo una parte di quello che si nasconde sull'altro lato della medaglia.

3. Le frasi/slogan che si trovano su facebook su come win fidelity abbia cambiato la vita degli aderenti sono quasi imbarazzanti per quanto sono ripetitive e banali.

4. Mi sembra che il processo a Your Store l'abbia in realtà "salvata" a livello di immagine. Cioè: il sistema si è arenato, ma almeno si è potuta dare colpa ai giudici cattivi anziché ammettere che non si riuscivano più a pagare i debiti. E' stato così comodo che mi viene da pensare ad una denuncia architettata ad arte. Però non ho ancora capito come sia possibile che un giudice si sia esposto così tanto nell'affermare con sicurezza che il sistema "Your store" era affidabile e vantaggioso per tutti. Due articoli di giornale riportavano questa notizia (libero e il messaggero) quindi immagino sia vera, ma mi lascia estremamente perplesso.

5. Spero naturalmente di sbagliarmi, auguro a tutti gli aderenti del circuito win di fare grandi guadagni avendo colto al volo un'opportunità unica di arricchimento che io non ho saputo cogliere (shame on me!).

giovedì 13 marzo 2014

Facciamo così, voglio fare una prova. Spengo i fari.

Il nero totale dura un secondo, forse un secondo e mezzo. La macchina sta viaggiando a 60 km orari, in una strada sperduta di montagna. Sono le 9 di una sera di primavera, senza luna. Non si vede assolutamente nulla. Il buio è terribile, palpabile. Riaccendo immediatamente i fari.

Sì, è davvero inquietante.

Da quant'è che stiamo guidando in mezzo a queste montagne? Sarà il buio, la stanchezza, sembrano passate diverse ore, tutto diremmo tranne che siamo solo in provincia di Rieti.
Che poi, che la provincia di Rieti fosse tanto estesa, io manco lo sapevo. Così, per dire.

L'appuntamento è a Leonessa, verso l'ora di cena. Arriviamo alle 21.30, ci fermiamo all'inizio della strada principale. E' deserta ed illuminata da pochi lampioni. Fa freddo per essere maggio.

Chiamo al telefono e non ottengo risposta. Riprovo due, tre volte, alla fine Serena risponde.

Aho, ma dove siete? Sbrigateve che sennò qua se magnano tutto.
Ciao Serena, siamo a Leonessa, dove dobbiamo andare? Ci vediamo qui?
Ah bravi bravi, siete arrivati praticamente...allora io non sto proprio a Leonessa...
Come non stai a Leonessa?
No, ma è vicino, è facile, allora tornate indietro, prendete la seconda strada a destra poi continuate, passate sotto a un ponte, superate Volciano, poi....

Mentre continua a parlare fisso mio cugino, poi mia sorella, già impanicata.

Ma dove siamo finiti, Francé?

Daje, non ve potete sbajà...e sbrigateve così riuscite a magnà qualcosa!


Torniamo in macchina e lasciamo alle nostre spalle quei pochi lampioni che per lo meno ci permettevano di guardarci negli occhi.

Ma è sicura sta cosa, Francé? Non è che stiamo a fà una pazzia? 
Ripetimi ancora: come l'hai trovato il numero?

Le curve di montagna proseguono per un paio di chilometri, sempre nel buio totale, fino a che notiamo in lontananza un puntino luminoso. Deve essere lì, in mezzo al nulla, non c'è nient'altro qui intorno. La mia 206 sempre più scassata si inerpica a fatica sulla strada sterrata. Accanto a noi qualche nitrire di cavalli, e basta.
Parcheggiamo accanto ad un furgoncino bianco, sporco di fango.

Non è molto difficile da descrivere lo spettacolo che si apre davanti a noi. Un casolare di campagna, una specie di villetta diroccata. La classica scena da film horror, dove uno squilibrato mentale attende degli ignari quanto stupidi viandanti che senza alcuna logica apparente si fidano di lui e lo seguono in un tunnel degli orrori. Un po' come "non aprite quella porta".
Ci sono anche dei cani - chissà quanti - che abbaiano fuori dalla nostra macchina, come se avessimo bisogno di un ulteriore monito.

Fra, torniamo indietro, c'ho paura...ma dove siamo finiti?

La porta in lontananza si apre e una donna inizia a sbracciarsi.

Ehiiiiii! Ce l'avete fatta!! Dai che vi abbiamo lasciato qualcosa!

Dai Manu, andiamo, ci presentiamo e poi al limite scappiamo

Ohé ma che c'avete paura dei cani??

No no, tranquilla...arriviamo...

Nel buio mentre ci avviciniamo si intravedono i suoi occhi azzurri, luminosissimi. I lineamenti del volto non sembrano quelli di un'assassina, tutt'altro. C'è una dolcezza che non traspariva certo dalla sua voce roca, sfiatata.
E' il resto del corpo a fare paura, le spalle possenti, le braccia, la sua mano nodosa che stritola la mia.

Piacere Francesco, sono Serena
Ciao Serena, molto piacere, allora lei è Emanuela, mia sorella, e lui Massimiliano, mio cugino
Venite, entrate ragazzi, vi aspettavamo, mancavate solo voi

Ci guida nel corridoio di casa, seguita da un cane spelacchiato. Ci sono foto appese al muro, abita davvero lì. Giacconi sporchi appesi ai muri, vestiti buttati alla rinfusa, qualche giocattolo. Si sente chiacchierare, voci di uomini, da osteria. In fondo al corridoio, sulla sinistra, si apre una stanza con una grande tavola apparecchiata, attorno alla quale siedono una dozzina di persone. Quasi tutti uomini, quasi tutti oltre i 50 anni. Appena entriamo ci guardano come fossimo alieni. Fissano Emanuela, in particolare, ridacchiano tra loro, ci offrono da bere.

Come hai detto che ti chiami tu? Emanuela giusto? E allora devi bere!

Al centro della tavola un pentolone. Una donna - Lella, come si presenterà da lì a poco - ci prepara i piatti.

Ragazzi ve piace l'amatriciana, sì??
Sì ma...
Ecco, allora magnate dai


E' tutto surreale. E' gente di provincia, è gente vera e viva, genuina, e noi siamo così ridicoli con i nostri imbarazzi e il nostro essere così inadeguati a tutto questo. Deve essere questo a risultarci strano, oppure il fatto che stanno per ucciderci, prendersi i nostri soldi e dare i nostri corpi in pasto ai maiali.

Da qualche parte lì vicino ci saranno sicuro, dei maiali.

Ahò ragazzi organizziamoci un attimo per domani!

Serena è la più giovane lì in mezzo, ma tiene testa a quella massa di ubriaconi. E' lei che comanda.

Allora, chi se lo prende Cico? Voi tre ragazzi come montate, all'inglese o all'americana?
Emm...ecco...forse è necessario un chiarimento...cioè, come ti avevo detto al telefono, il nostro livello è moooolto amatoriale...
Ma sapete sellare un cavallo, vero?
Ecco, appunto: no. Noi siamo andati ogni tanto ad un maneggio e abbiamo fatto delle passeggiate...siamo anche andati al trotto, o al galoppo, ma ti parlo di anni fa...come ti dicevo forse questa cosa della transumanza è un po' oltre...
Ma noooo! Ma non ti preoccupare! Allora signori, mi raccomando, quelli più esperti aiutano quelli meno esperti, questa è la regola numero uno!
(Ah francé, andiamocene, ma che siamo venuti a fare? Dai fai il serio...)
Ecco Serena, guarda non vogliamo essere un peso, davvero, domani torniamo tranquillamente a Roma, ci siamo fatti una gita fuori porta...
Ma che scherzi?! No no, restate con noi...dai, allora monta inglese o americana?
Ma che ne so?! Boh, forse inglese...ma il punto è...
Perfetto! Allora dai Chiara, segna, Pippo lo diamo a Emanuela, stai tranquilla è un boccalone, lo monta mi fija che c'ha sei anni...a Massimiliano gli diamo Birillo, è giovane ma buono, a Francesco America...
...cazzi tua....

...come scusi?
...no no, niente...
Ma smettila Bonaventura, non è vero! America è tranquillissima!
...sì sì, tranquilla, ma intanto stamattina...
Ma che c'entra...stamattina pioveva, un tempo da lupi...vabbè comunque Francesco si prende America, Cico lo diamo a zio Frank...

Serena continua ad elencare nomi di cavalli, fa tutto per conto suo.
Emanuela al mio fianco è cadaverica. Domani pioverà, pioverà per tutto il week-end, ci dicono. E di pioggia ne ha già fatta tanta anche oggi.
E' tutto molto più estremo di quanto avessimo immaginato.

Tu e le tue idee del cavolo, c'aveva ragione papà, questa non è un'idea, è una cazzata. 
Domani torniamo a Roma.

Quattro giorni a cavallo per spostare una mandria di cinquanta cavalli da Contigliano a Leonessa in compagnia di un gruppo di perfetti sconosciuti. Via il lusso e le comodità cittadine, mettiamoci alla prova. A pensarlo così non sembrava un'idea troppo malvagia. Ma lo scontro con la realtà è terribile. E' bastato entrare in quella casa per capirlo: non ce la possiamo fare.

Bene allora ragazzi tutto chiaro. Voi tre andate a dormire da Paolo e Lella, poi vi porteranno dove abbiamo lasciato i cavalli e da lì andremo a prendere la mandria. Forza ragazzi che domani si parte presto, tutti a letto.

Paolo è un omone grosso, avrà più di 60 anni. Sorride poco e parla meno. Ci squadra dalla testa ai piedi prima di dire "ok, andiamo", e farci strada fino al suo bed & breakfast. Lella, sua moglie, è più amichevole. Ci mostra la stanza, ci porta degli asciugamani, ci mostra i bagni.

Perfetto, grazie mille, buonanotte Lella.

Io, manu e massi ci guardiamo negli occhi.


Tanto domani torniamo a casa.

domenica 1 settembre 2013

E' come una confessione che faccio qui, un luogo dove posso borbottare tra me e me. Facebook ormai serve per parlare, il mio blog per parlarmi addosso. Ci sono storie che mi va di raccontare solo a me e a quei pochi che vogliono avvicinarsi per sentirle, mentre borbotto. Questa è una di quelle.

Zia aveva 92 anni la seconda volta che è morta. È iniziato tutto con un delirio, sempre meno lucido. Vedeva persone, programmava viaggi a Milano con il padre. Se non mi portate i biglietti, ci vado a piedi, a Milano. Ha provato anche ad alzarsi, lei che non camminava da cinque anni, costretta su una sedia a rotelle da due gambe troppo deboli per reggere il suo peso.
Poi i deliri sono cessati, ha iniziato a vomitare, ed è crollata. Una specie di coma, a quanto hanno detto.
Io non l'ho mai vista, una persona in coma. Non la immaginavo così. Pensavo fosse immobile, gli occhi chiusi, come un sonno più profondo o una morte più leggera. Lei non era così. Nel suo coma respirava borbottando, si agitava, sbuffava senza tregua. L'ha fatto per tutta la notte, non si è fermata per un minuto. Mia nonna, accanto a lei, ha recitato un rosario.
Che passi, questa notte dannata.
Che passi questa notte, per favore.

Mia nonna non pregava da anni, credo.

Erano ancora le 11 quando la dottoressa accanto a lei ha detto "dobbiamo solo aspettare che passi la mezzanotte". E ha aggiunto: "non hai idea di quante persone se ne vadano a mezzanotte, deve avere a che fare con la luna, le maree, il magnetismo...che ne so io, fatto sta che è così"
C'era un altro dottore in casa che ha confermato: è solo questione di ore.

"Vai a dormire, resto io qui"
"No, voglio restare"
"Potrebbero volerci ore, un giorno intero, non ha senso che restiamo in due"
"Allora tornerò a darti il cambio, alle 4.00, è l'unica cosa da fare"

Alle 4.05, appena sono arrivato, zia era ancora lì. In coma. Lungo la via ho pregato, come avevo fatto anni fa. Allora ero stato ascoltato, stavolta non funzionerà.
Quando nonna mi ha visto ha solo mormorato, non ce la farà.

Eppure zia ha resistito, incredibilmente. La notte è passata e per tutta la mattina ha continuato il suo incosciente ed inquieto borbottare. Anche quando non c'ero più io, altre persone vegliavano il suo respiro affannoso sempre più lieve.

Alle 11.30, nel pieno della mattinata, anche quel respiro affannoso si è interrotto. È stato tutto molto semplice: il volto si è fatto più bianco ed emaciato, ed è finita lì. Chi l'ha vista non ha potuto fare a meno di affermare: "ma guarda, se n'è andata così, in semplicità"
Solo Dio sa quanto tempo è rimasta in quello stato. Probabilmente non molto. Poi il respiro come se n'era andato così è tornato, con la stessa semplicità e delicatezza. È ripreso l'affanno ed il borbottio, come se zia volesse prendersi un po' di tempo in più, per salutare davvero tutti. 

Poche ore più tardi è suonato il citofono. Sua nipote era sola in casa ed è andata ad aprire ad un'amica, passata per farle forza. 
Al suo ritorno nella stanza da letto la zia in coma irreversibile, la zia il cui cuore aveva smesso di battere, la zia che già anni prima era stata data per morta, quella stessa zia la guardava negli occhi, sorridendo.
Parlava, come risvegliatasi da un lungo sonno. 
E faceva le sue solite battute, come se morire fosse solo uno scherzo, qualcosa di cui burlarsi di tanto in tanto.

Zia aveva 92 anni, ed era la seconda volta che moriva.

Io non so perché o come sia possibile. So solo che ancora oggi, a raccontarlo, mi commuovo.

venerdì 25 gennaio 2013

Il vuoto esistenziale di MSN. Ascesa, parabola, declino.




Ma perché, tu ancora usi MSN?

Di oltre un centinaio di contatti, sporadicamente ne trovo connessi tre o quattro.
Solo due o tre li uso per chattare.

Ma a me piace così. Anzi, non ho mai amato MSN come negli ultimi anni.

Sì, per carità, è bello facebook, è bello stare con la gente, stare con la massa, condividere cose.
Ma MSN col tempo è diventato qualcosa di diverso: non è più un posto dove incontrare gente, non è più il ritrovo, non è più la comunicazione di massa.
E' diventato un eremo, un pagano "Sacro Speco" dove ritirarsi. Un luogo filosofico dove NON incontrarsi, un deserto virtuale, un non-senso affascinante.
Ci si sta bene, è spazioso, crea complicità se non con gli altri almeno con sé stessi. Ecco è questo il punto: ti colleghi a MSN e ti muovi verso te stesso anziché verso gli altri. Vuoi mettere? Un posto così è necessario, è un servizio di pubblica utilità.

Purtroppo però ci sono di mezzo i soldi. Nessuno ti regala nulla a questo mondo, figurarsi una piazza virtuale così assurda, un luogo dove pian piano non ci sarà più nessuno.

E così quel giorno sta arrivando, è nell'aria. Non sappiamo ancora quando, ma molto presto MSN chiuderà i battenti, ci si sposterà tutti su skype.



{Che poi non ho mai capito il motivo di questa passione per skype. A livello di chat MSN sta avanti. E pure su MSN si possono fare le videochiamate. Ma vabbè.}



Un altro pezzo di passato che se ne va.
Si cresce, si cambia.




Onore a te MSN, per le nottate passate a chattare, per le persone che mi hai fatto conoscere, per i contatti che mi hai fatto mantenere quando ero in Spagna, per le infinite partite ai tuoi giochi.
Onore soprattutto per quello che sei diventato negli ultimi tempi, quando non ti cagava più nessuno, come Lucio Battisti, come i veri grandi. Perché è vero che le masse sono stupide e il tuo valore non l'hanno capito fino in fondo.

Onore a te, e addio.

Ti sia lieve la terra virtuale.

mercoledì 23 gennaio 2013

....e poi si torna

Una delle foto più belle e significative che ho si trova a casa di mia nonna. La tiene appesa in cucina, nel suo regno - anche questo dettaglio è importante.

La foto di per sé non ha nulla di poetico, o memorabile: sono io, al volante della mia storica 206, mentre mi tolgo la cintura di sicurezza. Il volto è stanco ma sereno. Anche se con gli anni non sono poi cambiato molto, si vede che è una foto scattata diverso tempo fa.


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Estate 2004.

E' stato studiato tutto nei dettagli da mesi. Non è un programma di viaggio, è un piano di guerra. Su un foglietto a quadretti strappato c'è scritto tutto, giorno di partenza, prima fermata a Sainte-Maxime, poi Barcellona, poi tutto il resto. Totale: venti giorni, scanditi con un ritmo ed una precisione impressionanti.

Oh, questo è il piano teorico, poi abbiamo le macchine, alle brutte cambiamo programma. O torniamo.

Diamine abbiamo vent'anni. E abbiamo programmato nei dettagli un viaggio che solo un pazzo avrebbe approvato.

Alla partenza siamo in cinque, con due macchine. Non ha senso provare a raccontare quel che è stato, un libro non basterebbe, né le mie parole saranno mai adatte a tutto questo. Ciò che posso fare è lavorare per immagini, come ho sempre fatto, pochi piccoli flash di emozioni che ancora ritrovo qui, a distanza di quasi 10 anni.


I due cd del viaggio - uno giallo e uno rosso - con The Shining in apertura.

L'arrivo a Sainte-Maxime: "chi di voi è mio cugino?"

L'incontro con Francesco, a Platja D'Aro.

L'ospitalità delle famiglie di Barcellona.

La stanza confetto della bambina morta.

Il cantante lirico argentino.

Le lattine di fagioli aperte con una vite arrugginita.

L'incontro con Ignazio a Saragoza e la visita della biblioteca.

Il deserto tra Saragoza e Madrid.

Gandalf, il barbone.

La cancion del Mariachi.

Avila, Segovia, Salamanca, in un giorno solo.

Baccini.

La pazzia di Flavio, Madrid, Malaga, Salamanca, tutto in una notte.

Il messaggio mandato a mia madre:
"Stamattina stavamo con Francesco e Sara a Salamanca, stasera siamo ad un concerto di flamenco a Cordoba".

La Cucaracha.

Il cigno che da Siviglia prende un aereo, parte e torna a Roma.

Il cambio di programma, niente Toledo, andiamo al mare, andiamo a Valencia.

Il ritorno a Barcellona, che sembra già un ritorno a casa.

David e la sua famigia.

La cena a Genova con il sottofondo di Genova Blues.

I saluti, Flavio va da solo, io e Dani accompagnamo Federico a casa dei parenti nell'hinterland milanese.






...e poi si torna.

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Ecco, il punto è quello: che poi si torna.

E' un viaggio la nostra vita, ma non avrebbe senso se non ci fosse un ritorno - che non è un tornare sui propri passi, questo no.
In molti pensano il contrario, che il viaggio debba essere per sempre, sempre avanti, senza tornare mai. Anch'io lo pensavo un tempo, ma ora non lo credo più.
E per quanto assurdo possa sembrare, a volte è proprio il pensiero del ritorno a spingere più in là il viaggio. Ancora più in là, vediamo un altro po', perché valga poi davvero la pena tornare, e perché quel ritorno sia davvero per sempre.
Non è un caso che il Signore degli Anelli termini proprio così, con quel "sono tornato" che racchiude anche più di quello che sto cercando di esprimere qui.

Prima di partire per l'erasmus, una ragazza mi dedicò una poesia di un poeta greco, Kavafis, chiamata Itaca.
Credo sia questo in fondo il senso di quella foto.

La foto del mio primo ritorno - prima che del mio primo viaggio.


Quando inizierai il tuo viaggio verso Itaca,
prega che la strada sia lunga,
ricca di avventure, ricca di conoscenza.
Lestrigoni e Ciclopi,
Poseidone furioso – non averne timore:
non ne incontrerai mai sul tuo cammino,
se i tuoi pensieri rimarranno alti, se una gentile
emozione accarezzerà il tuo spirito e il tuo corpo.
Lestrigoni e Ciclopi,
Poseidone selvaggio, non li incontrerai mai
se già non li porti dentro la tua anima,
se l’anima non li frapporrà ai tuoi passi.
Prega che la strada sia lunga.
Che le mattine d’estate siano molte, quando
con grande piacere, con grande gioia,
entrerai per la prima volta in porti mai visti;
fermati ai mercati fenici,
compra le merci migliori,
di madreperla e corallo, ambra ed avorio,
caldi profumi di ogni genere -
profumi caldi quanti ne puoi portare.
Visita molte città egizie,
per imparare ancora ed ancora dai sapienti.
Tieni sempre Itaca a mente:
raggiungerla è il tuo ultimo scopo.
Non affrettare però minimamente il viaggio,
meglio lasciarlo durare molti anni;
attraccare alfine all’isola quando sarai vecchio,
ricco di tutto ciò che avrai raccolto per strada,
senza pretendere che Itaca ti offra altri tesori.
Itaca ti ha donato il Viaggio meraviglioso.
Senza di lei tu non saresti mai partito per la tua via.
Essa non ha null’altro da offrirti.
Se la troverai povera, non credere che Itaca t’abbia ingannato.
Saggio come sei diventato, con sì tanta esperienza,
avrai già compreso cos’Itaca realmente rappresenti.

mercoledì 16 gennaio 2013

Ecco, sempre qui, è questo il punto

"Aspetta, e se provo a passare di là?"

Ma no, l'abbiamo già fatto

"E nel tombino? Non il primo, il secondo"

Il secondo?

"Sì, quello lì, in alto a destra"

Il secondo tombino...no, non ci sono mai entrato nel secondo tombino, non l'avevo visto

I miei occhi lo guardano ammirato. Quasi con devozione.

Magari è lì non lo so

"Oh, io vado, speriamo bene"

Il fatto è che lui ci sa fare. E' l'amico che ha successo, quello forte a calcio, l'asso con i videogiochi, quello che conquista gli amici. Io no, io sono timido. Anche se non lo ammetterei mai, essere suo amico mi fa sentire più forte, più protetto.

Prova a salire lì su quella scala dai, sali fino al tetto

"Sì eccolo ci siamo!"

Ha lui in mano il joystick. Siamo a casa mia, il Nintendo è il mio, il videogioco delle Tartarughe Ninja è il mio. Ma mi fido di lui più che di me stesso. E poi diamine, io sono mesi che ci provo, non sono mai riuscito a finire quel maledetto terzo livello. Non riesco ancora a credere che siamo così vicini all'uscita.

"Quello è Splinter!! E' legato!! Dobbiamo battere il mostro!"

Sono in fibrillazione. Non faccio che urlare dai dai dai ce la possiamo fare. Lui sta zitto, è concentratissimo. Spinge su quei tasti, A, B, sembra sapere benissimo cosa debba fare e lo fa, con precisione chirurgica. Un colpo. Un altro colpo ancora. Dai che manca poco. I battiti del cuore aumentano, le dita sono sudate. Leonardo con la sua spada continua ad infierire. Un colpo ben assestato. E' l'ultimo: il nemico è sconfitto.

"Eddai!!"

Mentre Splinter viene liberato saltiamo entrambi con un grido di gioia che non basta ad esprimere l'adrenalina che abbiamo in corpo. E' un unico salto, liberatorio come non mai. E' un unico salto, fatto tenendo in mano il joystick, attaccato alla console.
E quindi è una conseguenza - perché la vita non è altro che una serie di conseguenze delle nostre libere scelte - che, assieme a noi, salti anche quella scatola grigia che ci ha tenuti inchiodati davanti alla tv per chissà quante ore.
Avviene tutto in un istante, l'adrenalina pura, la gioia incontenibile, l'agghiacciante presa di coscienza. La liberazione di Splinter è interrotta, l'immagine si ripete discontinua sulla tv, non va avanti. La luce del Nintendo lampeggia.


Si è bloccato tutto.

Dobbiamo riavviare, o meglio spegnere, dimenticare tutto, uscire all'aria aperta e provare a mettere da parte la delusione. Basta così, facciamo finta di non aver visto nulla.


Da allora ci ho provato altre volte ad arrivare fino a lì, sul tetto di quella casa, per liberare quel povero sorcio incatenato. Giuro quell'immagine mi ha perseguitato per anni, la ricordo ancora come fosse ieri.
Non ce l'ho mai fatta, vinto anche dalla mia solita incostanza e pigrizia mentale.

Ma ora basta, è giunto il tempo di riprendermi ciò che mi spetta di diritto. Oggi mi prenderò la mia rinvicita sulla Storia.

http://nesbox.com/game/teenage-mutant-ninja-turtles



"The game received criticism for its difficult gameplay, being noted by many fans and critics as being one of the more frustrating NES games made." (fonte: Wikipedia inglese)




AGGIORNAMENTO:

Te lo dovevo, Splinter.
Scusami per aver tardato tanto.



 
 

mercoledì 19 dicembre 2012

Il rito

Una volta conobbi un vecchio, seduto alla fermata dell'autobus. Ci mettemmo a parlare del tempo, della politica, dei giovani che non sono più quelli di una volta e che pure, poverini, devono affrontare tanti di quei problemi. Chissà dove lo trovano il coraggio, si chiese ad alta voce.
Poi si fermò d'un tratto - sembrava pensare ad altro - mi fissò negli occhi e mi chiese: Tu credi?
Sì, risposi. Lo dissi con fermezza, deve essere stato quello ad averlo stupito.
Allora ti faccio un regalo, mi disse. Ti regalo una cosa che mi venne regalata quando avevo più o meno la tua età. Si tratta di un segreto. O di un rito. Chiamalo come vuoi, sta a te decidere se accettarlo o cestinarlo. Il mio regalo è questo: ogni sera, prima di addormentarti, ringrazia il Signore per tre cose che sono avvenute durante il giorno. Possono essere di più se vuoi, ma mai meno di tre. E' importante: mai meno di tre. Ed è importante farlo una volta sdraiati a letto, un attimo prima di chiudere gli occhi ed addormentarsi. Non farlo mentre ti metti il pigiama o mentre ti lavi i denti. Questi dettagli sono importanti, perché non sia un...una idea romantica, ecco, non è una sorta di ventata di ottimismo prima di andare a letto. E' molto diverso. E' un rito, è qualcosa di più importante e di molto ricco, se fatto con fede. Pensaci: ogni giorno che Dio ci concede su questa terra, qualunque cosa sia accaduta, lo terminiamo sempre nello stesso modo, chiudendo gli occhi e addormentandoci. Per gli antichi era un po' come morire. Per questo è importante santificare quel momento lì, perché l'ultima cosa che faremo quando moriremo, chiudendo gli occhi per l'ultima volta, possa essere benedire e non maledire, ringraziare e non accusare. Vivere e non morire, in un certo senso.
Lo guardai in silenzio. E' un bellissimo regalo, dissi. Grazie.
Sono contento che ti piaccia. E' importante anche questa cosa dei riti. Ora non è più come una volta, ed è un peccato. Prendi ad esempio il...oh...il mio autobus, è arrivato finalmente...beh ti saluto giovanotto, passa una buona giornata.

Si alzò zoppicante e sorridente, e salì sul 309.
Le porte si chiusero dietro di lui.


Non lo rividi più.