domenica 9 luglio 2006

I'm so sick of goodbyes


 


if I could just keep my stupid mind together
then my thoughts would cross the land for you to see
no one sees you on a vampire planet
no one sees you like I do



seconds click in which I'm changed to dust
withered roots of knots and hairy rust
no one sees you on a vampire planet
no one sees you like I do



I'm so sick
of goodbyes, goodbyes
I'm so sick
of goodbyes, goodbyes
goodbyes



the night comes crawling in
on all fours
sucking up my dreams
through the floor



I'm so sick
I'm so sick
of goodbyes



I'm so sick
of goodbyes, goodbyes
I'm so sick
of goodbyes, goodbyes
I'm so sick, so sick, so sick
of goodbyes, goodbyes
so, I'm so sick


 


 


 


 


Se n'è appena andata una delle persone a suo modo migliori che abbia conosciuto in questo erasmus.


David, il folle svedese coi rasta.


 



“Non mi piacciono i saluti perciò andate a fanculo e hasta luego”


 


 


Non so se lo rivedrò mai. Probabilmente no, ma non si può mai sapere.


 


Le cose belle finiscono, ed è giusto così, anche se dispiace. Ma se non si provasse un po' di dolore alla fine di qualcosa - qualunque cosa - probabilmente non varrebbe la pena di averla vissuta.


 



Alcuni giorni fa abbiamo fatto un barbecue all'albaizin, così, per salutarci un po' tutti, anche se ci si rivedrà altre volte prima di partire del tutto. Ridere, bere e scherzare non è mai facile quando girano fogli di carta, qualcuno ha una penna?, dammi il tuo numero - quello italiano intendo! -, no msn non ce l'ho ma giuro che lo metto, dai poi vi mando un'e-mail con tutti i contatti, forza tutti qui a scattare l'ultima foto, oh, poi inviamela, mi raccomando, tu me l'hai firmata la bandiera?, ma sì, tanto poi, alla fine


ci rivedremo eh...


 


 


E tutto ciò era dannatamente bello.


Triste, sì, decisamente.


 


Ma bello.


 


It's a sad and beautiful world, diceva Mark Linkous citando Benigni.


 


In quel barbecue all'albaizin ho finalmente capito cosa intendeva.


E più passa il tempo, in questi ultimi giorni tristi e meravigliosi in cui uno svedese che parte è capace di spingermi a scrivere un post del genere, e più quella frase mi entra dentro.


 


 


Non c'è niente di più bello delle cose belle, quando finiscono.


 


 


 


 


 


Scrivere un post triste parlando di bellezza in uno dei periodi migliori della mia vita è strano. Le parole non escono facilmente, ma va bene così.


 


D'altro canto, stasera abbiamo una finale a cui pensare.

mercoledì 28 giugno 2006

E dopo aver ringraziato la Francia per aver eliminato i chiassosi spagnoli da questo mondiale, tutti a tifare Argentina.


 


Fottuti tedeschi.

Poco fa avevo scritto un post lunghissimo sulla fiesta del agua y del fuego.


 


Il fottuto splinder si è mangiato tutto.


 


Tutto.


 


 


Beh, poco conta in fondo.





Come dicevo e come ho detto più volte a tutti voi, non potrete MAI capire.


 


 


 


Che dire di più...


 


 


Se semo bagnati.


 


 


Ma popo tanto.


 


 


 


E se semo divertiti.


 


 


 


Ma popo tanto.


 


 



 



 



 




 

sabato 17 giugno 2006

Come on, everybody let's rock



 


"Dove sei?"




"Sul pullman, per strada, a circa un'oretta da Granada. Quando posso mi collego. Ci sentiamo dopo"





Quando ho scritto quel messaggio, ero su un pullman, per strada, a circa quaranta minuti dalla stazione Termini. Sabato mattina, ore 11.30 circa. Il mio fine settimana era appena iniziato, anche se sembrava passato un anno da quando ero partito da Granada. L'unico a sapere del mio arrivo, mio fratello, è sceso a prendermi un'oretta dopo per il "mega sorpresone". Ovviamente è andato tutto benissimo. Non credo dimenticherò mai la faccia dei miei fratelli o dei miei genitori o di marco o di bubu o i loro commenti, i loro "tu sei pazzo, ma che diavolo ci fai qui??". Solo per questo sarebbe valsa la pena di montare il grande ambaradan.





 


 



 


 



 


 


 


 


 



 


 




E invece c'è stato dell'altro. Molto altro.




Dopo il saluto con familiari et amici c'è stato il matrimonio di Matteo, il primo matrimonio di uno di noi, eterni ragazzini figli della prima di Sant'Igino, e se ci penso, ancora non mi sembra vero. Ho incontrato persone che non vedevo da due o quattro anni. Mi sono autoinvitato al pranzo di nozze e ho mangiato a scrocco quattro sorbetti al limone che erano la fine del mondo. Ho giocato una partita del nostro storico torneo vincendo e aprendo le marcature (se non ci credi clicca qui, riquadro in basso a destra) con un gol frutto della mia solita goffaggine. Dopo la partita mi sono fiondato all'aereoporto accompagnato dai sempre fedelissimi Marco Surio e Costantino. Pensavo che quel fine settimana incredibile avesse finito di regalarmi emozioni ma mi sbagliavo.




Eccome se mi sbagliavo.




Mentre scendevo dal treno termini-fiumicino è precipitata, non so in che maniera, l'ennesima idea folle e geniale.




"Ma quasi quasi me ne vengo con te"




Costantino, il pazzo.




"Ma sì dai, che ci vuole...compriamo il biglietto adesso e vieni..."




Francesco, che un po' scherza e un po' fa sul serio.




"Io dico sul serio..."



 


"Se lo fai davvero sei il mio eroe"





L'ha fatto.










E' un mito.




Ha fatto una cosa enorme, è partito di punto in bianco portando con sè solo un marsupio e la voglia di vivere un'avventura enorme, e si è regalato, CI ha regalato una settimana da favola, all'insegna del divertimento puro - cose che non vedevo da anni - e non finirò mai di ringraziarlo per il suo coraggio.



I dettagli li rimando ad un futuro ed ipotetico aggiornamento del blog. Ora come ora posso solo dirvi che è stata una figata incredibile ma non credo che potrò mai farvi capire di più.




(perdonate le facce, ma la foto è stata scattata alle ore 5.42 di lunedì scorso, alla stazione di madrid dopo una notte insonne in attesa dell'autobus)



 


martedì 13 giugno 2006

Comunicazione di servizio


 


La cronaca del mio folle fine settimana al momento termina qui. Devo ancora descrivere 3 giornate una più folle dell'altra. Lo farò quando troverò il tempo e le parole.

Ore 10.42
11/06/2006


 


Tranquillamente nella top 3 dei migliori fine settimana di sempre, e ancora non è finita.


 



 


 



Riprendiamo un po' il filo da dove l'avevo lasciato...dalle 13.30 in effetti ho studiato, come avevo scritto - eccezion fatta per un'altra pennichella digestiva tra gli occhi sbigottiti ed increduli dei passanti. Alle 17.30 la prova audio diventa più consistente e dai versi gutturali riportati sopra si passa all'uso di chitarre e batteria.


 


Poche note per rendermi conto che i Polar sono arrivati.


 


Mi alzo dalla mia panchina, chiudo il computer e mi dirigo nel backstage, fortunatamente aperto e vigilato da un solo guardiano un po' assenteista. Quando scendono dal palco mi dirigo a passo incerto verso il batterista e mi presento: "Jesus? Sono francesco, il ragazzo italiano che ti ha scritto un po' di e-mail"
Ecco, a dirla tutta mi sarei accontentato anche solo di questo.


Semplicemente stringergli la mano e ripetergli a voce quanto fossi innamorato di quel "A letter
for the star", piccola gemma nascosta nell'oceano (mare) della musica indie.


 



E invece.


 


E' contentissimo di conoscermi, mi offre una birra e si inizia a parlare.  Di musica.


E anche un po' di vita.


Un'ora e mezza dopo siamo ancora lì al banco, discutendo dei Low che dovevano andare a Benicassim e suonare come ospiti in un loro disco e invece poi non s'è fatto più nulla, fondamentalmente perchè sono degli idioti.



E' ora di sederci un po' e chiacchierare con gli altri elementi della band per  un'altra oretta abbondante nella quale mi rimediano un invito per il backstage.


 


"E' il minimo che possiamo fare per un'italiano venuto da Granada per vederci"



Inizia il festival, ma ad aprirlo sono due gruppi di trash-death-nu-metal che ci risparmiamo tranquillamente per gustarci le leccornie preparate nel camerino dei polar.


 


 






Poi, finalmente, arriva il loro momento ma questo evito di descriverlo, semplicemente
perchè le mie parole non saranno mai sufficienti.




 


 


 


 


 


 




Il resto del festival prosegue così, avanti e indietro tra backstage e pubblico, ridendo e scherzando con tutti - elementi della band, staff e gente varia - finchè arriva il momento dei saluti.


Ho un aereo la mattina dopo e devo ancora trovare il modo di arrivare all'aereoporto.


Chiamerò un taxi penso.



Chiamerò un taxi, dico a Jesus, che mi chiede che abbia intenzione di fare.



Ma scusa, ma l'aereo a che ora ce l'hai?


E' la ragazza di Jesus che interviene.


Ehhh, ce l'ho domattina, parte alle 9 e 30.


E' perplessa.


E quindi che fai? Passi tutto quel tempo lì? E dove dormi?


Ehhh...boh...


Ma smettila, vieni a dormire da noi!


O.o


Ma noooo...ma ti pare? Ma non posso accettare..


Ma sì, abbiamo un letto, giusto jesus? C'è quel letto...e domattina ti svegliamo noi, prendi un taxi e vai all'aereoporto!



Ma...ma...


Dai su, andiamo!


 


 


Alle 3.00 ero in casa di Jesus, a contemplare la più vasta, completa e incredibile collezione di musica che abbia mai visto.



Alle 3.33 ero seduto sul letto, il computer tra le gambe, esausto e felice.



Alle 7.20 Jesus mi salutava regalandomi un po' di dischi fuori produzione dei Polar e altri due album che ancora non ho avuto modo di ascoltare.








Grazie Jesus. Come ti ho promesso ci rivedremo.


 


 


E grazie di tutto, Polar.