TERCER DIA
(que si fueramos en el Señor de los anillos se llamarìa Muchos encuentros)
Finalmente si dorme, su un letto, per tutto il tempo che ci pare. Forse un po' troppo, visto che il primo giorno granadino di bubu inizia verso l'una, quando decidiamo di andare da auchan per comprare dei beni di prima necessità (deodorante e jamon de pato).
La nostra breve mattinata si conclude con un abbondante pranzo spagnolo in compagnia di Don Mariano, il quale inizia giustamente a chiedersi cosa diavolo ci faccia a Granada una volta al mese.
Ad ogni modo è contento di vedermi e di conoscere Bubu, del quale conosceva già praticamente tutta la discendenza. Neanche ci sorprende troppo, a dire il vero.
Nel pomeriggio bubu si concede una siesta, giusto per far capire di non temere in alcun modo le tradizioni straniere, mentre yo me voy a tomar un cafè con leche en compañìa de una muy buena gente. No han sido las 3 horas a las cuales estaba acustumbrado, pero està bien asì...me lo pasè genial, como siempre.
Por cierto, aquì va mi quinta despedida, y ahora ya està. Las proximas seràn en agosto!
L'appuntamento con Bubu, Juan e Lorena è alle 6 e finalmente c'è modo di mostrare a Bubu parte delle bellezze granadine. In particolare decidiamo di giriare per l'Albayzin - tutta in salita, perchè figurati se ci fermiamo mai - fino ad arrivare al mirador de San Nicola, dove riposiamo un po' tra hippies e una "vision pivilegiada de la alhambra".
Verso le otto e mezza, finalmente, abbandoniamo il mirador e bubu fa il suo ingresso nel luogo che più di qualunque altro ha rappresentato i miei mesi spagnoli.
Il leggendario pub Finnegan's, con il suo altrettanto leggendario proprietario Simon
(il "leggendario" è d'obbligo soprattutto perchè non lo si è visto praticamente per tutta la serata, e forse è stata una mossa sconsiderata lasciare l'intero pub in balia di quella massa di ubriaconi)
Siamo i primi ad entrare nel locale, ma di lì a poco la gente della comitiva inizia ad arrivare.
E, anche se non ci sono tutti, ovviamente, è bello incontrare Sara, la ragazza di Dani, che quest'estate si sposerà e le ho promesso che avrei ballato la sevillana con lei al suo matrimonio,
e Alberto e Carlos, che sono gemelli e dopo un anno e mezzo che li conosco ancora non ho imparato a distinguerli se non per le rispettive ragazze,
e Laura, che è la ragazza di Alberto ed è l'unica che abbia provato - senza riuscirci, ovvio - a farmi imparare qualcosa di spagnolo che non fossero parolacce,
e Davinia che è la sorella di Lorena oltre ad essere la ragazza di Carlos, perchè lì in mezzo gli intrecci tra famiglie riescono proprio bene,
e Maria, chiamata appositamente da Moises per concedermi un secondo saluto così da farci passare l'ennesima serata davvero magnifica
e il grandissimo Manolo che non manca mai ed è amico di tutti, e non perchè sia una persona falsa o chissà cosa, ma solo una gran persona, nel senso più profondo del termine, dico davvero,
ed il cugino di Sara che tutti quanti chiamano "primo" e anch'io chiamo così ma la gente non sa che lo faccio perchè non ho mai saputo il suo nome e nonostante questo l'ho invitato più e più volte a venire a Roma, visto che sarebbe il suo sogno,
e il mitico Bonaventura, che è forse l'unico spagnolo che abbia incontrato ad essere un vero signore, elegante dentro
e tutti quelli che non ricordo ma che sono passati a fare un saluto, oltre ovviamente ai soliti Juan e Lorena e Dani e Javi e Moises, tutti lì, in quel pub minuscolo che ormai è casa loro - casa nostra - a bere litri e litri di birra, e ridere e scherzare e dimenticare per un po' tutto il mondo che ci siamo chiusi dietro quella porta di legno, perchè ogni tanto fa bene fermarsi e staccare la spina del tutto.
Ovviamente gli italiani non possono non diventare l'attrattiva della serata, così Juan e gli altri provano a stupire bubu offrendogli un qualche super alcolico misterioso che lui butta giù a stomaco vuoto come fosse acqua fresca. Ci vuole ben altro per intaccare un fegato resistente a bicchieri su bicchieri di Centerbe.
Juan e Dani rimangono allibiti.
L'orgoglio italiano è intatto.
Il corpo di bubu un po' meno.
A vederlo barcollare lungo la gran via, mentre torniamo a piedi con Moises in un giro notturno di tre quarti d'ora che ha dell'epico, verrebbe da pensare che sia brillo per l'alcol. Ma io lo conosco, e so che quella "bomba alcolica" non ha davvero sortito alcun effetto su di lui, e se ora evita a fatica i pali e i semafori e grida frasi sconnesse in uno spagnolo improvvisato è solamente un suo modo di ringraziare, me, moises, la spagna, ma soprattutto la vita, perchè ogni cosa è meravigliosa in questo momento, e non si può certo fare finta di niente e tornare a casa in silenzio.
Bisogna gridarla, la felicità.
Con tutto il fiato che si ha in gola, finchè c'è ancora forza.
Alle 2 siamo tutti sotto le coperte.
Ancora una volta chiudiamo gli occhi che è notte fonda.
Ancora una volta chiudiamo gli occhi che siamo esausti.
Ancora una volta chiudiamo gli occhi che siamo felici.
E grati.