mercoledì 3 agosto 2011



Qualcosa di divertente comunque c'è. 

Ad esempio i tassisti.



Come anticipavo la settimana scorsa, ogni giorno mi devo fare la tratta albergo -> aeroporto e ritorno, circa mezz'ora di taxi per viaggio. 



E ovviamente ogni giorno si fanno gli stessi discorsi con i tassisti: "sono un ingegnere informatico italiano, lavoro per i sistemi di controllo del traffico aereo, sì, ogni giorno mi faccio mezz'ora di taxi per andare a lavoro, ecc..."



Non so perché, forse lo fanno per prendermi in giro, ma giuro che tutti - soprattutto quelli dei taxi notturni - rispondono ad ogni mia affermazione con un "ooooohhhhh" con lo stesso tono degli omini verdi di toy story.



A pensarci bene, sì, evidentemente mi prendono in giro.



Ma il dialogo migliore è stato probabilmente quello dell'altra sera.



"Di dove sei?"

"Sono italiano, di Roma"

"Ooooohhhhhh....mi piacete voi americani..."

"Ma non sono americano, sono italiano!"

"Oooooohhhhhh...vabbé, è uguale....voi mi piacete...siete molto meglio dei negri (ha detto proprio "negro") africani"

"Emm....sì...beh...anche a me i malesi sono simpatici..." (vabbè, che potevo dire?? Tra l'altro avrò fatto anche una gaffe perché era mezzo indiano...)

"Sai cosa mi piace di voi? I dollari!"

"Ma sono italiano! Non abbiamo i dollari, abbiamo gli euro!"

"Ooooohhhh...gli euro! Mi piacciono anche gli euro!"



 


Nel dubbio non gli ho lasciato nessuna mancia.

 



Per il resto le cose vanno bene. Il fine settimana scorso siamo stati a Malacca, la città più storica della Malesia, patrimonio dell'Unesco*. E mi sono giocato così quella che probabilmente sarà l'unica giornata libera di questi 20 giorni malesi. Vabbé, ci saranno altre occasioni per visitare questa nazione, sperando di riabilitarla un po' ai miei occhi. **



 



* quanto più visito i patrimoni dell'umanità, tanto più mi chiedo cosa diavolo si fumino quelli dell'unesco. Ma sicuramente sono io che non capisco l'Arte.

** non lo dite a nessuno....ma ho la forte sensazione che tra qualche mese dovrò replicare questo fantastico viaggio nel lontano oriente...



sabato 30 luglio 2011


Prima osservazione: ma la stagione delle pioggie non iniziava a Novembre?? Qui è un continuo diluvio, alla faccia di chi come me si immaginava la malesia come un posto tutto sole, divertimento e cocktail sulla spiaggia.


E ovviamente scende acqua a secchiate in particolare di sabato, quando avevo deciso di prendermi il pomeriggio di libertà per girare un attimo la città.

 


Seconda osservazione, che però deriva dalla prima e quindi chiamerò

Prima osservazione bis: ovviamente non ho l'ombrello. Ma se a Roma troviamo ad ogni angolo della strada centinaia di marocchini pronti a rifornirci, 
chi diamine vende gli ombrelli in malesia?? Evidentemente il Marocco è troppo lontano.

E mò che faccio?


 


Seconda osservazione vera: ma che è sto traffico? Senza alcuna forma di razzismo, nel mio snobismo occidentale il popolo malese mi sembra molto più adatto a fare una vita rilassata (sole, divertimento e cocktail sulla spiaggia) piuttosto che ad immergersi in questo trambusto di macchine e clackson che manco la nomentana nell'ora di punta.

 


Terza osservazione: il cibo. Credo non esistano malesi grassi. O meglio: credo non possano esistere persone che mangiano come sfondati queste...cose piene di spezie e sapori strani. Per fortuna, dopo giorni di torture, ho ritrovato un vecchio amico.




Ecco perché ora scriverò uno spassionato


 


INNO AL MC DONALD'S®


 


Il McDonald's® non ti tradisce mai.

Viene in tuo soccorso sempre, che tu sia ad Ostia o a Kuala Lumpur, a Madrid o negli States. 
Quando sei nei guai fino al collo e non sai come uscirne, lui c'è. Con le sue buonissime patatine di plastica ed i suoi mille panini diversi e sempre uguali a sé stessi.


 


 


Puoi trovare lo stesso sapore in ogni angolo del mondo - capisci il portento?


Che tu sia in messico o in islanda, puoi assaporare lo stesso McFlurry® che ha accompagnato le innumerevoli serate con i tuoi migliori amici passate a studiare piani per la conquista del mondo.

E questo è confortante, apre le frontiere di ogni nazione rendendo ogni posto più familiare.

Non ci sarei venuto in Malesia se non ci fosse stato il 
McDonald's®.

Perché il McDonald's® è affidabilità.

Il McDonald's® è sicurezza.


Il McDonald's® è casa.



 


 


 




 


 


Ma voglio tener fede alla mia promessa, avevo detto che avrei parlato bene di questo posto e lo farò, nonostante tutto.

Dunque: i bagni dello sheraton di kuala lumpur sono in assoluto i bagni più confortevoli che abbia mai provato.


Il water è un autentico prodigio. Ho dovuto fare un video che vi mostrerò a Roma per spiegarvi questo miracolo della tecnologia idraulica.



 


Ed inoltre, un McMenu® costa qualcosa come 2 euro e 50 cent. Wow.




 


Fine dei pregi.




 


Ah, tra l'altro una delle poche caratteristiche positive che avevo indicato nel precedente post si è rivelata essere una mera illusione. 


I cioccolatini alla menta erano solo uno (splendido) benefit di benvenuto.



 


Sto pensando di fare il check-out ogni giorno per ripresentarmi in albergo ogni sera.



Così dovrei fregarli.

martedì 26 luglio 2011


E poi rieccoci qui.


Di nuovo on-line. Di nuovo a raccontare.


Pensavo di essere giunto per la prima volta in vita mia al di sotto dell'equatore dal momento che l'acqua del water gira in senso orario. Una delle tante cose della vita che mi hanno insegnato i Simpson, anche se sembra essere una bufala.


Kuala Lumpur sono grattacieli e palazzoni nati in mezzo alle piante, come fossero il frutto del lavoro di un giardiniere folle e geniale. Ed è una città GRANDE, o almeno così mi è sembrata nell'infinito viaggio che ho fatto ieri dall'aeroporto  all'albergo.


 


I malesi sono gentilissimi ma il loro inglese è terrificante e se lo noto io è evidente che i loro problemi sono seri. Ultimamente sono diventato stranamente insofferente verso le persone che non si fanno capire in inglese, o per meglio dire, verso le persone che non si fanno capire da me. E questo include ovviamente i malesi ma anche gli inglesi madrelingua.


Sto leggendo "Una cosa divertente che non farò mai più" di Wallace dove tra le altre cose il buon David Foster (pace all'anima sua) parla della sua passione per i cioccolatini alla menta che puntualmente una donna delle pulizie lasciava sul suo letto in una cabina della nave da crociera extralusso Nadir. Appena entrato in stanza ho trovato gli stessi cioccolatini (cioccolatini alla menta!) sul mio letto ed inevitabilmente ho pensato al motto della Nadir: "lasciatevi viziare".

Peccato che qui non funzioni nulla: dall'inglese dei malesi, alla connessione internet dell'albergo, dal telefono al mio bancomat. Ecco, soprattutto quest'ultima mancanza mi pone un serio interrogativo:


come faccio a sopravvivere in Malesia per 2 settimane con 200 euro dovendo pagarmi ogni giorno un viaggio in taxi albergo --> aeroporto --> albergo?


 


A proposito del telefono: appena arrivato in albergo, nella disperazione derivante dall'avero constatato che internet non funzionava e probabilmente il mio cellulare non riceveva messaggi e telefonate (nessuna comunicazione dai miei genitori in tutto il giorno? possibile?), ho provato a contattare la mia famiglia telefonicamente.


Ho telefonato nell'ordine a: mio padre, mia madre, mio fratello, mia sorella, di nuovo mio padre, di nuovo mia madre, l'altro mio fratello, l'altra mia sorella. Gli ultimi numeri li digitavo inveendo ad alta voce (con l'evidente

intenzione di essere sentito) contro la Malesia, lo Sheraton e Sankokan.

Ogni numero è risultato occupato o non raggiungibile o non ha ottenuto risposta.


Quando, telefonando a mia sorella, ho finalmente ottenuto risposta, ho avuto il piacere di conversare con uno sconosciuto che cercava un certo Gerardo.



E giù insulti a Salgari.






Ora va meglio, sono finalmente con i miei colleghi in una grande sala silenziosa che sarà la nostra casa nei prossimi giorni e le cose non vanno poi così male.

Appena avrò tempo parlerò di questo posto in termini più positivi, promesso.

giovedì 28 ottobre 2010

Ora so. Ora ho capito.


Ho passato una vita intera ad interrogarmi, ad indagare su me stesso, a chiedermi che sensazioni mi avrebbe regalato il mio corpo.


Su tutte, non ho mai cessato di domandarmi: che cosa proverò quando sarò davanti all'altare, elegantemente in attesa di una donna vestita di bianco, chiunque essa sia?

Ora, ad acquisto di una casa quasi ultimato, a pochi mesi dalla prima rata di un mutuo trentennale, so.


E' come pochi giorni fa, seduto sul vagone delle montagne russe più veloci d'Italia pochi istanti prima della partenza, le cinture allacciate, inchiodate a premere sul petto, a schiacciare ed asfissiare un cuore in difficoltà, un solo maledetto pensiero in testa: sto facendo una cazzata.


Paura. Maledettamente paura - poco importa la convinzione di star facendo la cosa giusta quando la maledetta paura ce l'hai nell'anima, non c'è verso.


Una cosa aiuta, quella sola: scrivere. Un istante prima, quando manca il respiro, quando si trema.


 


E poi si vola.

giovedì 24 dicembre 2009

Sto tornando?



Forse non sono mai partito. Non veramente, quantomeno.



O forse dormivo.



Comunque ora sono qui, vivo, vegeto e sveglio, nonostante l'ora. Non assicuro niente per il futuro, ma per ora ci sono.







Sembra incredibile a dirsi, eppure è già Natale. Quindi un nuovo Cd Crossing è in attesa nelle strade di Roma, anche se non era affatto scontato. Penso sia bello ricominciare così, dalle tradizioni interrotte bruscamente.



Le regole sono le solite: se qualcuno lo trova, lo ascolta ed è riuscito ad arrivare a questa pagina, è pregato di dirci in un commento se gli è piaciuto o meno. E magari, se gli va, potrebbe anche rimettere il cd in movimento, in un qualsiasi posto del globo. Tutto qui.



Per ora, buon Natale a tutti.



mercoledì 3 dicembre 2008

C'è forza nella pioggia

che bagna il bordo del lavandino

e le mie braccia

tese

oggi.









Penna rossa su pagina verde, osservo l'inchiostro che si asciuga.

Sono un uomo in attesa.




Invecchio.






Non nelle colline nè nel cielo

che tiene bassi gli uccelli

e ha i colori sbiaditi di una polaroid.





Stasera, ancora un altro evento, una nuova novità.

Era un po' che non accadeva.




Ordinare le stesse cose che mangiamo da una settimana

perchè siamo stanchi di novità.






Metto in pausa il lettore e digito, parole in corsa, che si rincorrono senza incontrarsi mai, non le trovi mai lì tutte insieme, per dire quello che bisognerebbe.





Non che poi ci sia nulla da dire, sono solo parole a caso, senza una vera...




Perchè è proprio questo il punto: non c'è nulla da dire - nè da chiedere.

Tutt'al più da chiedersi.






Fa differenza? Nessuno la noterà mai.









Esistono domande che solo nel tempo trovano la loro risposta.










Leo è questo che siamo?